lunedì 12 gennaio 2026

1/1/26 OTTAVA DEL NATALE

Solennità della Circoncisione di Gesù – Giornata mondiale della pace

Per noi cristiani, questo primo giorno dell’anno non è semplicemente l’inizio di un nuovo calendario. È ancora tempo di Natale, siamo dentro l’Ottava, che si concluderà domani. Natale e Pasqua, nella liturgia, non durano un solo giorno, ma otto: perché l’otto è il numero della risurrezione e

dell’eternità. Questo significa una cosa molto bella e molto concreta: noi non celebriamo eventi del passato, ma un Dio che continua a incarnarsi oggi, nella nostra vita, per farci rinascere, per farci vivere come Gesù, per farci risorgere già ora.

Ogni Eucaristia è proprio questo: un anticipo di eternità. Il Signore risorto si rende presente nel pane e nel vino per continuare a incarnarsi in noi, per far morire ciò che blocca la nostra crescita umana e spirituale, e per farci risorgere a vita nuova. È con questo sguardo che iniziamo l’anno, invocando lo Spirito Santo.

La liturgia ambrosiana dell’Ottava di Natale mette in evidenza questo mistero in modo particolare, perché oggi celebriamo la circoncisione di Gesù, avvenuta otto giorni dopo la sua nascita, secondo l’usanza ebraica. Gesù viene circonciso perché appartiene al popolo di Israele. La circoncisione era – ed è ancora oggi per gli ebrei – il segno inciso nella carne dell’alleanza di Dio con il suo popolo. Gesù è il punto di arrivo di questa alleanza.

Ma proprio Gesù ci insegnerà che la vera circoncisione, il vero segno dell’appartenenza a Dio, non è inciso nella carne, ma nel cuore: è l’amore. È l’amore che ci rende simili a Dio, è l’amore che dice a chi apparteniamo. Per questo noi non veniamo circoncisi: perché Dio, in Gesù, sceglie di entrare nella carne di ogni uomo e di ogni donna, in qualunque luogo, cultura, fede, storia personale. Dio si incarna lì dove siamo, per fare nuove tutte le cose, per rinnovarci, per insegnarci a vivere ogni situazione con uno sguardo diverso, anche lasciando andare ciò che intralcia questo cammino di crescita.

In questo orizzonte si comprende anche il tema della benedizione, che oggi ascoltiamo nella prima lettura. La benedizione biblica non è una formula magica, né un augurio generico. È una parola che crea, che apre un futuro, che mette la vita sotto lo sguardo buono di Dio. Quando Dio benedice, dice: tu puoi vivere, tu puoi camminare, io sono con te. Iniziare l’anno sotto la benedizione di Dio significa credere che la nostra vita non è abbandonata al caso, ma è abitata.

E insieme alla benedizione, oggi emerge anche il tema del nome. A Gesù viene imposto un nome: Gesù, “Dio salva”. Il nome, nella Bibbia, non è un’etichetta, ma dice l’identità, la vocazione, il senso di una vita. Dare un nome significa riconoscere che qualcuno è chiamato, è conosciuto, è amato. E questo vale anche per noi: ciascuno di noi inizia questo anno con un nome pronunciato da Dio, non con un numero, non con un ruolo, non con ciò che produce o fallisce.

Tutto questo si riflette nella parola di san Paolo ai Filippesi: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù». Se Dio ha svuotato sé stesso per entrare nella nostra umanità, l’augurio per questo nuovo anno è che ciascuno di noi avverta questa presenza nella propria vita. E allora possiamo dirlo con serenità: qualunque cosa accada, potrà essere un buon anno, perché lo Spirito è capace di trasformare ogni situazione, anche la più faticosa, in occasione di grazia.

Questo vale per la vita personale, ma vale anche per la vita della nostra comunità. Veniamo da un anno in cui abbiamo provato a camminare, a discernere, a compiere alcuni passi, e sappiamo che altri ne restano da fare. Iniziare l’anno non significa avere tutto chiaro, ma rimetterci in cammino sotto la benedizione di Dio, lasciandoci guidare dal suo Spirito.

Non è un caso che oggi celebriamo anche la Giornata mondiale della pace. Nel suo Messaggio per il 2026, Papa Leone XIV ci ricorda con parole molto forti che preparare la pace attraverso il riarmo è un’assurdità. La pace non nasce dall’accumulo di armi, ma da cuori disarmati, capaci di relazione, di fiducia, di ascolto. È la logica stessa del Vangelo: quella di un Dio che non si impone con la forza, ma che entra nella carne, che si affida, che ama fino in fondo.

Allora, all’inizio di questo nuovo anno, chiediamo davvero allo Spirito Santo questo dono: avere in noi gli stessi sentimenti di Cristo, per essere persone benedette che benedicono, uomini e donne che portano pace, comunità che sanno camminare insieme. E affidiamo con fiducia a Dio i giorni che verranno, certi che Lui continua a incarnarsi nella nostra storia, per farla diventare luogo di vita nuova.