sabato 3 ottobre 2026

4/10/26 VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (ANNO A)

C’è una frase della prima lettura che, lo confesso, mi ha sempre messo un po’ a disagio: «Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore».

Il disagio nasce dal fatto che questa frase è stata spesso utilizzata davanti a qualcuno che, come Giobbe, ha subito una disgrazia. È morto un figlio: il Signore ha dato, il Signore ha tolto. È arrivata una malattia: il Signore ha dato, il Signore ha tolto. Come se fosse Dio a mandare le disgrazie.

Ma il libro di Giobbe non dice questo. Una certa predicazione del passato ci ha presentato Giobbe come l’uomo paziente e rassegnato. Basterebbe leggere tutto il racconto per scoprire il contrario: Giobbe protesterà, griderà, arriverà a chiedere conto a Dio della propria sofferenza innocente.

La questione di fondo del libro è un’altra: è facile credere in Dio quando tutto va bene. E quando le cose si mettono male?

Giobbe era ricco, fortunato, aveva una bella famiglia. Improvvisamente viene colpito da una serie di sciagure. Continuerà a fidarsi di Dio anche quando non avrà più nulla da guadagnarci?

Una domanda che raggiunge anche noi: perché credo in Dio?

Perché spero che mi protegga? Perché vorrei che facesse andare bene le cose? Perché, se mi comporto bene con lui, lui si comporterà bene con me?

È la religione del contratto: io do qualcosa a te e tu, in cambio, dai qualcosa a me.

Ma è questa la fede?

Ed è proprio qui che Giobbe si incrocia con la parabola raccontata da Gesù nel Vangelo.

Un servo torna dai campi dopo aver lavorato tutto il giorno e il padrone, anziché dirgli: «Poverino, siediti che adesso ti servo io», gli dice: prepara la cena, servimi, e dopo mangerai tu.

Non è esattamente una parabola da utilizzare in un corso sui diritti dei lavoratori.

Ma Gesù non sta dicendo che Dio tratta così gli uomini. Sta prendendo una situazione normale nella società del suo tempo, quando non esistevano ancora i sindacati, per dire ai discepoli: quando avrete fatto tutto, non presentate a Dio la fattura.

Dite piuttosto: «Siamo servi inutili».

Che è una traduzione dal greco che può trarre in inganno. Del resto, il servo ha arato, ha pascolato il gregge, ha preparato la cena: tanto inutile non è stato!

Andrebbe tradotta: siamo semplicemente servi, inutili nel senso di «senza utile», senza guadagno. Abbiamo fatto quello che dovevamo senza pretendere una ricompensa. Abbiamo fatto del bene senza trasformarlo in un credito.

Ecco il collegamento con Giobbe: la fede non è un’assicurazione sulla vita. Non mi garantisce che non mi ammalerò, che la mia famiglia sarà protetta da ogni disgrazia, che tutto andrà come desidero io.

Questa è la fede di chi fa le cose per Dio, aspettandosi una ricompensa. E quando questa non arriva, si arrabbia con Dio o smette di credere.

San Paolo, al contrario, oggi ci dice qualcosa di rivoluzionario: «Se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare se stesso».

Cioè che Dio rimane fedele anche quando noi non lo siamo. Continua a offrirci la sua grazia gratuitamente, indipendentemente dai nostri meriti.

E questo, vedete, cambia radicalmente il nostro rapporto con Dio. Perché ci fa capire che il dono che Dio ci offre è uno solo uguale per tutti: sé stesso, la sua grazia, il suo Spirito che, se lo accogliamo, ci trasforma e ci rende capaci di vivere in modo nuovo. Anche le disgrazie. Persino la morte.

Questa è la ricompensa!

Ed è ciò che aveva scoperto Francesco d’Assisi, che oggi ricordiamo, proprio mentre si conclude il Tempo del Creato. Francesco non si è spogliato di tutto per guadagnarsi il paradiso o meritare l’amore di Dio. Ha potuto spogliarsi perché aveva incontrato Cristo e scoperto di possedere già il dono più grande: Dio stesso. E questa scoperta ha cambiato anche il suo rapporto con il creato. Non più qualcosa da possedere e sfruttare, ma un dono da accogliere, custodire e condividere. Fino a chiamare fratelli e sorelle il sole, l’acqua, ogni creatura, e anche la morte perché anch’essa fa parte della vita e ci introduce nella pienezza della vita divina. Quando scopri che tutto è dono, smetti di pretendere e cominci a donare. 

Ecco che cosa significa passare da una religione del merito alla fede.

Non devo fare il bene e amare gli altri per ottenere un premio dal Signore, ma perché è amando come Dio ama me che realizzo pienamente la mia vita.

Non devo pregare o venire a Messa per offrire a Dio un sacrificio e ottenere qualcosa in cambio, ma per accogliere lui stesso, che si dona a me e mi rende capace di riversare sugli altri il suo amore.

La riprova si trova in un’altra parabola che è l’esatto contrario di questa, dove Gesù racconta di un padrone che farà mettere a tavola i suoi servi, si stringerà le vesti ai fianchi e passerà lui stesso a servirli.

È esattamente ciò che accade nell’Eucaristia.

Qui il Signore ci fa sedere alla sua tavola, prende il pane e dice: «Questo è il mio corpo, per voi».

Non controlla se abbiamo accumulato abbastanza meriti. Si dona.

Questo è il premio: non qualcosa che Dio ci concede, ma Dio stesso che entra nella nostra vita. E con lui possiamo affrontare anche le peggiori tempeste.

Non è facile, certamente. È il lungo e faticoso cammino di una fede che, scoprendo progressivamente il vero volto di Dio rivelato da Gesù, impara a liberarsi dalla pretesa di guadagnarsi il suo amore.

Scoprendo che Dio non è qualcuno da convincere ad amarci. È qualcuno dal quale lasciarci amare.

domenica 27 settembre 2026

27/09/26 V DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (ANNO A)

Ancora oggi, se chiediamo a qualche cristiano — sicuramente non a voi che siete qui! — quale sia il comandamento più importante lasciatoci da Gesù, probabilmente risponderebbe: «Ama il prossimo tuo come te stesso». Risposta sbagliata! Perché a Gesù viene chiesto quale sia il comandamento più 

lunedì 21 settembre 2026

21/09/26 IV DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (ANNO A)

«Se tu squarciassi i cieli e scendessi!». È il grido di supplica che il profeta Isaia innalza in uno dei momenti più tragici della storia di Israele: Gerusalemme è distrutta, il tempio è bruciato, il popolo è in esilio e Dio sembra assente. Il profeta non ha paura di mettere davanti a Dio il fallimento. Un po’ come 

martedì 15 settembre 2026

15/09/26 III DOMENICA DOPO IL MARTIRIO ANNO A

Spesso le letture della Messa le ascoltiamo distrattamente. E qualche volta, forse, è meglio così.

martedì 8 settembre 2026

6/09/26 II DOMENICA DOPO IL MARTIRIO (ANNO A) NELLA FESTA PASTORALE DELLA COMUNITA'

«Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? Che buon tempo hanno?».

23/08/26 DOMENICA CHE PRECEDE IL MARTIRIO DI SAN GIOVANNI (ANNO A)

Come ogni anno, in questa domenica, la prima lettura è presa dai libri dei Maccabei, che raccontano l’ultimo periodo della storia di Israele narrata dalla Bibbia, poco meno di duecento anni prima di Cristo. Dopo Alessandro Magno, la terra d’Israele fu dominata dai Seleucidi, i re della Siria. Uno di loro era

giovedì 20 agosto 2026

XII DOMENICA DOPO PENTECOSTE (ANNO A) 16 AGOSTO 2026

La pagina dell’Antico Testamento di questa domenica ci porta nel tempo più tragico della storia di Israele, più di 500 anni prima di Cristo: i Babilonesi, per mano di Nabucodonosor, re dei Caldei, distruggono Gerusalemme, incendiano il Tempio e deportano il popolo a Babilonia. La Bibbia, però, 

ASSUNZIONE DI MARIA ANNO A

La Chiesa celebra la nascita di Maria il giorno dell’Immacolata.

E celebra la sua morte oggi, con la festa dell’Assunzione.

venerdì 10 luglio 2026

VII DOMENICA DOPO PENTECOSTE (ANNO A)

Il tema che unisce le letture di oggi è una parola che usiamo spesso, ma che forse comprendiamo poco: la salvezza.

domenica 28 giugno 2026

domenica 21 giugno 2026

IV DOMENICA DOPO PENTECOSTE ANNO A

Sapete una cosa curiosa? Noi pensiamo sempre che la Bibbia racconti il passato. Uno apre la Genesi e dice: "Adesso vediamo come è nato il mondo". No. La Bibbia fa un'operazione molto più intelligente. 

III DOMENICA DOPO PENTECOSTE ANNO A

Il racconto della Genesi descrive l’immagine del paradiso terrestre, il giardino di Eden in cui Dio colloca l’uomo. Non è il racconto di com’era il mondo quando fu creato l’uomo, e nemmeno la storia di un paradiso perduto, ma è la narrazione del meraviglioso progetto di Dio per tutta l’umanità e, quindi, 

domenica 7 giugno 2026

7/06/26 II DOMENICA DOPO PENTECOSTE (ANNO A)

C'è una domanda che, prima o poi, tutti ci facciamo: che cosa significa essere veramente uomini e donne riusciti?

domenica 31 maggio 2026

31/05/26 SANTISSIMA TRINITA' (ANNO A)

La Trinità è una di quelle feste che rischiano di spaventare subito. Appena sentiamo “Padre, Figlio e Spirito Santo”, qualcuno pensa: “Troppo difficile… roba da teologi”. Da un lato è vero, perché qualunque riflessione su Dio, e addirittura su un Dio che è uno e trino, non è sicuramente un discorso da bar. 

domenica 24 maggio 2026

24/05/26 DOMENICA DI PENTECOSTE

L’altro giorno, come al solito, ho preparato l’omelia della domenica, poi stamattina, quando mi sono svegliato, mi sono imbattuto per caso in un video su Facebook che riportava un recente monologo dello scrittore e giornalista Massimo Gramellini e, quando l’ho ascoltato, sono rimasto molto colpito, al punto 

domenica 17 maggio 2026

17/5/26 DOMENICA DOPO L'ASCENSIONE -VII DI PASQUA (ANNO A)

Quaranta giorni dopo la Pasqua, cioè giovedì scorso, la Chiesa ha celebrato la solennità dell’Ascensione di Gesù, un po’ in sordina, perché era un giorno feriale, ma l’inizio del brano degli Atti degli Apostoli che è stato proclamato in questa domenica richiama questo evento: mentre gli apostoli lo guardavano, il 

lunedì 11 maggio 2026

10/5/26 VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO A)

Il Vangelo di oggi comincia con una frase che, detta così, rischia quasi di scivolarci addosso:

“Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi”.

domenica 3 maggio 2026

3/05/26 V DOMENICA DI PASQUA ANNO A

Oggi voglio soffermarmi sulla scena degli Atti degli Apostoli che racconta il momento culminante del racconto, molto più lungo e articolato, dell’incontro di Pietro col centurione romano Cornelio. Pietro, lo sappiamo, è tutto tranne che un santo “perfetto”: per questo ci assomiglia. In lui non ci sono mezze

mercoledì 22 aprile 2026

26/4/26 IV DOMENICA DI PASQUA

La quarta domenica di Pasqua si chiama “del buon pastore”, e infatti abbiamo ascoltato questo vangelo dove Gesù dice di essere il buon pastore che guida le sue pecore verso i pascoli della vita. A noi, che ci crediamo tanto emancipati, che pensiamo di essere liberi, l’idea di vivere come pecore che seguono un pastore, anziché fare

19/4/26 III DOMENICA DI PASQUA

Nel brano della Lettera agli Ebrei si dice che Gesù, con la sua morte e risurrezione, venne costituito dal Padre come sommo sacerdote. Cosa vuol dire questa cosa? Per rispondere a questa domanda, prima di tutto deve essere chiaro chi é il sacerdote. In tutte le religioni, il sacerdote è quella persona che con riti e

12/4/26 II DOMENICA DI PASQUA (IN ALBIS)

 INTRO

Si conclude oggi l’ottava di Pasqua, un’unica grande domenica, cominciata domenica scorsa e che finisce oggi. Nell’antichità, quelli che avevano ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua, tenevano addosso per otto giorni la veste bianca, albis in latino, e in questa domenica le vesti venivano tolte, deposte: ecco perché questa domenica si chiama in albis deposititis. La veste bianca è il segno, come dice san Paolo nel brano che ascolteremo, che il Battesimo è l’inizio della nostra risurrezione perché ci associa allo stesso destino di Cristo, man mano che permettiamo allo Spirito Santo di trasformarci a sua immagine. Ed è bello che questa domenica sia dedicata anche a contemplare la divina misericordia del Signore, capace, col suo perdono, di lavare la veste del Battesimo che abbiamo sporcato

OMELIA

Come avrete notato, questo vangelo è diviso in due scene molto simili. La prima scena si svolge la sera del giorno di Pasqua, la seconda otto giorni dopo. In entrambe le scene Gesù risorto si presenta ai discepoli dicendo “Pace a voi” e mostrando loro i segni delle sue ferite di crocifisso. Nella prima scena Tommaso non c’è, nella seconda si. Tommaso, detto Didimo, scrive l’evangelista. Didimo vuol dire gemello. Gemello di chi? Per certi versi di Gesù, infatti, quando Gesù va Gerusalemme per risuscitare Lazzaro e gli dicono “ma lì ti vogliono uccidere”, lui risponde “andiamo anche noi a morire al suo fianco”, quindi è coraggioso, è disposto a morire al suo fianco. Ma Tommaso è gemello anche di Giuda, perché anche Giuda quel giorno non c’era, ma Giuda non c’era perché non aveva creduto nella possibilità del perdono, e infatti si era ucciso, mentre Tommaso non c’era perché non aveva creduto che un uomo morto così, sulla croce come un maledetto, potesse essere chi diceva di essere, e quindi risorgere. Infine, è gemello anche nostro, perché anche noi, la sera del giorno di Pasqua, non c’eravamo, ma otto giorni dopo si, come Tommaso. Non è un caso che la liturgia ci faccia ascoltare questo racconto otto giorni dopo la Pasqua. Ma non è solo una questione temporale. Il numero otto indica l’eternità, che Gesù è sempre il risorto. Ecco perché la liturgia celebra l’ottava di Pasqua, fa cioè durare la Pasqua otto giorni. E l’evangelista, con questo racconto, vuole spiegarci per quale motivo noi, come Tommaso, non siamo meno fortunati di quelli che videro Gesù risorto, e come anche noi possiamo vederlo con gli occhi della fede, cioè sperimentare la sua Presenza viva. La prima indicazione è questa: le due scene si svolgono sempre la sera, nel cenacolo, nella casa dove Gesù aveva fatto l’ultima cena. Vuol dire che Gesù risorto si rende presente quando celebriamo l’eucaristia. Ma non basta. L’eucaristia deve essere vissuta in comunione coi fratelli. Anche per Tommaso fu così: la prima volta non incontrò il risorto perché non era insieme agli altri. Perché questo? Perché Gesù rivela la sua identità di Figlio del Padre amando i fratelli.  Chi dice “io non vengo a Messa perché c’è troppa gente, io preferisco stare col Signore per conto mio o seguirla da casa, in chiesa me ne sto in disparte, dovrebbe riflettere molto su questa cosa. Poi Gesù dice “Pace a voi”, che non è un augurio, ma è il perdono riconciliante che Dio rivolge a tutti, in particolare proprio a quel manipolo di gente improbabile che lo aveva abbandonato, tradito, rinnegato, scommettendo ancora su di loro, per mostrare che l’amore è più forte del peccato, che Dio ci ama non perché ce lo meritiamo, non perché siamo bravi, ma per farci diventare come lui, per farci rinascere dalle nostre ceneri. Ma, a nostra volta, dobbiamo fare lo stesso, infatti dice: adesso tocca a voi, dovete essere voi a perdonare, altrimenti il perdono che avete ricevuto non serve a niente. Ecco la seconda indicazione dell’evangelista: il Risorto lo possiamo incontrare e vedere coi nostri occhi quando viviamo la comunione fraterna è il perdono reciproco. Infine, in entrambe le scene, i discepoli riconoscono Gesù non perché è passato attraverso i muri, ma quando vedono le sue ferite. È fondamentale questa cosa da capire. Tommaso non poteva credere solo per la parola dei suoi amici: doveva vedere quelle ferite e metterci dentro il dito, perché l’amore è qualcosa di concreto, non di astratto, non basta che qualcuno te lo racconti, devi viverlo sulla tua pelle, nella tua carne. A quel punto, Tommaso capisce che, uno come Gesù, che aveva amato in quel modo, non poteva essere morto, e quindi che l’amore è più forte della morte. E Gesù afferma: beati coloro che crederanno in me senza avermi visto. “Credere” in Gesù vuol dire “credere” nell’amore di Dio che Gesù ha rivelato e fare quel che ha fatto lui, amare come lui. Chi fa così è beato perché, anche se non ha visto Gesù risorto con gli occhi, avverte dentro di sé la stessa vita di Dio apportatrice di gioia. Ecco perché le ferite del crocifisso risorto continueranno a restare aperte fino a quando ogni uomo sulla faccia della terra non avrà imparato a mettervi il dito, cioè ad attingere, dall’amore di Dio, la forza di amare. E in questo tempo contrassegnato dalle assurde guerre in corso, ci rendiamo conto del bisogno immenso dell’umanità intera e dei capi delle nazioni di mettere il dito in queste piaghe, anziché continuare a provocarne di peggiori. A questo riguardo vorrei concludere con le forti e chiare parole pronunciate ieri (l’altro ieri) dal Papa, rivolte AL SINODO DELLA CHIESA DI BAGHDAD DEI CALDEI:

Fratelli, siete segni di speranza in un mondo segnato da violenze assurde e disumane, che in questo tempo, mosse dall’avidità e dall’odio, dilagano con ferocia proprio nelle terre che hanno visto sorgere la salvezza, nei luoghi sacri dell’Oriente cristiano, profanati dalla blasfemia della guerra e dalla brutalità degli affari, senza riguardo per la vita della gente, ritenuta al massimo come effetto collaterale dei propri interessi. Ma nessun interesse può valere la vita dei più deboli, dei bambini, delle famiglie; nessuna causa può giustificare il sangue innocente versato. Voi, chiamati a essere instancabili operatori di pace nel nome di Gesù, aiutateci a proclamare chiaramente che Dio non benedice alcun conflitto; a gridare al mondo che chi è discepolo di Cristo, principe della pace, non sta mai dalla parte di chi ieri impugnava la spada e oggi lancia le bombe; a ricordare che non saranno le azioni militari a creare spazi di libertà o tempi di pace, ma solo la paziente promozione della convivenza e del dialogo tra i popoli.DEL SA

5/4/26 DOMENICA DI PASQUA

Oggi non celebriamo un’idea o un fatto del passato che si è concluso quando è avvenuto.

TRIDUO PASQUALE 2026

 

MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE

Come ogni anno, il triduo pasquale si apre con la storia del profeta Giona, che i primi cristiani hanno sempre letto come prefigurazione della passione, morte e risurrezione di Gesù. Del resto, fu Gesù lui stesso a dirlo:

sabato 28 marzo 2026

29/03/26 DOMENICA DELLE PALME (MESSA DEL GIORNO E MESSA CON PROCESSIONE)

 MESSA DEL GIORNO

Il gesto di Maria che profuma i piedi di Gesù è così importante che nei vangeli di Matteo e di Marco Gesù dice: dovunque sarà predicato questo vangelo, nel mondo intero sarà detto anche ciò che essa ha fatto. Perché è così importante? Cerchiamo di capirlo. La scena si svolge a Betania, la casa di Marta,

22/03/26 V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

La Quaresima volge al termine: domenica prossima inizia la Settimana Santa. Chiediamoci se abbiamo saputo approfittare di questo tempo prezioso per verificare la consistenza della nostra fede, la bellezza del nostro Battesimo. I lunghi vangeli proclamati la domenica ci hanno fatto guardare Gesù con gli 

martedì 17 marzo 2026

15/3/26 IV DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

La liturgia di questa domenica è tutta attraversata da un filo luminoso. La prima lettura racconta il curioso episodio di Mosè che scende dal monte dopo aver parlato con Dio, e il suo volto risplende di luce, tanto che la gente ha quasi paura a guardarlo e, allora, Mosè si mette un velo sul volto. San Paolo, 

domenica 8 marzo 2026

8/3/26 III DOMENICA DI QUARESIMA ANNO A

A volte siamo così presi dai nostri problemi personali da rischiare di dimenticare che il mondo non comincia e non finisce nel piccolo orticello della nostra vita. Ma poi arrivano le notizie che ci scuotono: i conflitti, le guerre assurde che continuano a insanguinare la terra, le immagini delle vittime, la paura 

lunedì 2 marzo 2026

1/03/26 II DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Come ogni anno, la liturgia della seconda domenica di Quaresima ci conduce al pozzo di Giacobbe in compagnia della samaritana per attingere acqua, per placare la nostra sete di gioia. Ogni anno arriviamo al pozzo con la nostra brocca piena di stanchezze, incoerenze, paure, relazioni complicate, problemi di 

lunedì 23 febbraio 2026

22/02/26 I DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

Ci sono stagioni della vita in cui tutto vacilla: arrivano domande sul senso del dolore, della malattia, della morte; ci chiediamo se stiamo andando nella direzione giusta, dove sia la felicità. In quei momenti vorremmo solo fermarci, fare silenzio, capire.

lunedì 16 febbraio 2026

15/02/26 ULTIMA DOMENICA DOPO L'EPIFANIA ANNO A

Non è un caso che la Parola di quest’ultima domenica dopo l’Epifania detta “del perdono” ci parli di un Dio che non si stanca di amare, anche quando noi ci stanchiamo di Lui.

8/02/26 PENULTIMA DOMENICA DOPO L'EPIFANIA ANNO A

Le letture di oggi nascono tutte da situazioni complicate, sporche, ferite.

domenica 1 febbraio 2026

1/2/26 IV DOMENICA DOPO L'EPIFANIA (ANNO A)

Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo esattamente così: su una barca, in mezzo al mare in tempesta, con il vento contrario.

25/1/26 FESTA SACRA FAMIGLIA (ANNO A )

La riflessione che mi permetto oggi di proporvi nasce dalla contemplazione di questa bellissima scena evangelica. Senza entrare nei particolari e nella sua spiegazione che farò nell’incontro di lunedì sera, è

18/1/26 II DOMENICA DOPO EPIFANIA (ANNO A)

Nel rito ambrosiano il tempo che stiamo vivendo si chiama “dopo l’Epifania”. Non è una semplice indicazione cronologica, ma una chiave di lettura. L’Epifania, infatti, non è una festa che si esaurisce in un solo giorno: comprende le prime grandi manifestazioni della divinità di Gesù che vengono diluite nel corso delle domeniche: dopo l’adorazione dei Magi, domenica scorsa il Battesimo al Giordano e, oggi, le nozze di Cana.

lunedì 12 gennaio 2026

11/1/26 BATTESIMO DEL SIGNORE

Un detto popolare dice che “l’Epifania tutte le feste le porta via”.
Forse poteva essere vero un tempo, quando il 6 gennaio raccoglieva in sé tutte le prime epifanie del Signore: l’adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù al Giordano, le nozze di Cana, il prodigio dei pani

4/1/26 DOMENICA DOPO L'OTTAVA DI NATALE

La liturgia di questa domenica ci fa fare un salto improvviso nel tempo: trenta anni in avanti. Lasciamo il Bambino di Betlemme e incontriamo Gesù adulto, nella sinagoga di Nazaret, mentre pronuncia il suo primo discorso pubblico. È il momento in cui Gesù mette le carte in tavola e dichiara apertamente il 

1/1/26 OTTAVA DEL NATALE

Solennità della Circoncisione di Gesù – Giornata mondiale della pace

Per noi cristiani, questo primo giorno dell’anno non è semplicemente l’inizio di un nuovo calendario. È ancora tempo di Natale, siamo dentro l’Ottava, che si concluderà domani. Natale e Pasqua, nella liturgia, non durano un solo giorno, ma otto: perché l’otto è il numero della risurrezione e