Nel brano della Lettera agli Ebrei si dice che Gesù, con la sua morte e risurrezione, venne costituito dal Padre come sommo sacerdote. Cosa vuol dire questa cosa? Per rispondere a questa domanda, prima di tutto deve essere chiaro chi é il sacerdote. In tutte le religioni, il sacerdote è quella persona che con riti e
sacrifici cerca di mettere gli uomini in contatto con Dio, di creare un ponte tra il cielo e la terra. Il sacerdote è un mediatore tra Dio e gli uomini, un pontefice, cioè un creatore di ponti. Però è più facile costruire il ponte sullo stretto di Messina che riuscire a creare un ponte tra Dio e l’uomo, quindi ogni tipo di sacerdozio è imperfetto: esprime un anelito, un desiderio, ma non è in grado di realizzarlo. In Israele, il sacerdozio si tramandava di padre in figlio perché i sacerdoti, quelli che prestavano il servizio al Tempio offrendo a Dio preghiere e sacrifici, appartenevano alla tribù di Levi. Gesù, discendente di Davide per mezzo di Giuseppe, apparteneva alla tribù di Giuda, quindi non era un sacerdote, ma un laico. Ma l’autore della lettera agli Ebrei parla di Gesù come dell’unico vero e sommo sacerdote costituito tale dal Padre perché, nella carne umana di Gesù, il cielo si unisce alla terra e la terra al cielo, Dio si unisce all’uomo e l’uomo a Dio, per sempre. Ma Gesù non si ė limitato a costruire questo ponte: dopo la sua morte e risurrezione ci unisce a lui per sempre rendendo tutti partecipi del suo sacerdozio. Detto altrimenti: quello che Gesù è per natura noi lo diventiamo per suo dono. E in che modo Gesù rende tutti noi partecipi del suo sacerdozio, della possibilità cioè di unirci a Dio? Donando a tutti lo Spirito Santo che ci rende capaci di offrire a lui la nostra vita perché sia conforme alla sua (ed è quello che accade in ogni eucaristia). Nel linguaggio comune, ed è sbagliato, solo il prete continua ad essere chiamato sacerdote, dimenticando che, col Battesimo, Cristo ha fatto diventare tutti sacerdoti e sacerdotesse: tramite lui, l’unico mediatore tra Dio e l’uomo, tutti possiamo unirci a Dio. Quello del prete è un sacerdozio diverso, ordinato al servizio di tutti. Il servizio consiste nel rendere presente, con i sacramenti, , la grazia di Cristo a cui tutti possono attingere, perché tutti possano vivere il loro sacerdozio, la loro unione con Cristo, ciascuno a suo modo, secondo la vocazione di ciascuno. Non è che il prete sia più vicino a Dio di un normale battezzato. Ecco perché la corresponsabilità nella Chiesa non é roba da preti, ma é compito di tutti, non ci sono cristiani di serie A e di serie B, nessuno deve sentirsi spettatore, ma protagonista, farsi avanti, ciascuno secondo la sua vocazione, a servizio del bene di tutti, proprio perché lo Spirito santo é stato donato a tutti. Il serio rischio é che, dopo due millenni, continui ad accadere il paradosso narrato nell’episodio degli Atti degli Apostoli. Paolo incontra persone che credono, cercano, sono sincere… ma quando chiede: Avete ricevuto lo Spirito Santo?”, loro rispondono: “Non sappiamo nemmeno che esista”. Ecco il punto. Sono credenti, ma senza Spirito, e quindi la loro vita non è ancora cambiata davvero. Quando ricevono lo Spirito, invece, tutto si accende: diventano persone nuove. Che sia così anche per noi, perché il sacerdozio di Cristo davvero continui in ciascuno di noi trasformato il nostro modo di vivere, perché questo modo di vivere diventi a sua volta un ponte verso Dio per le persone che incontriamo.