L’altro giorno, come al solito, ho preparato l’omelia della domenica, poi stamattina, quando mi sono svegliato, mi sono imbattuto per caso in un video su Facebook che riportava un recente monologo dello scrittore e giornalista Massimo Gramellini e, quando l’ho ascoltato, sono rimasto molto colpito, al punto
di decidere di trascriverlo e di leggerlo, ritenendo che la sua riflessione fosse molto più efficace della mia omelia per spiegare perché è così importante la Pentecoste, anche se in questo monologo non si parla di Pentecoste e non fosse questa l’intenzione dell’autore, ma è proprio così che agisce lo Spirito Santo. Dunque, ora ve la leggo. “Chiunque si sforzi ancora come noi di credere nell’umanità, questa è stata una settimana di docce fredde continue. È cominciata con il video di quel ministro israeliano che passeggia tra gli attivisti della Flotilla arrestati e, ricordiamolo, illegalmente, da Israele in acque internazionali. Questi uomini sono in ginocchio legati, bendati con la faccia a terra, ma al ministro e al suo sterminato bisogno di umiliare il prossimo evidentemente non basta, infierisce su di loro, li irride. Non esistono parole, ma neanche parolacce, per descrivere l’abiezione a cui l’odio può spingere un uomo, quell’uomo, e tu ti stacchi dal video e pensi: l’umanità è spacciata. Ma proprio mentre lo pensi, ti imbatti nell’audio di Carmen, la sorella maggiore di Salim, l’investitore accoltellatore di Modena, e ti aspetteresti che minimizzi o tenti di giustificare quello che ha fatto suo fratello, e invece no, pronuncia parole che esprimono impotenza e vergogna: io i miei genitori, dice, non facciamo che pensare a quella signora con le gambe amputate e a quelle famiglie distrutte. E, tra le lacrime, questa giovane donna aggiunge: non riesco a immaginare che tutto questo lo abbia causato mio fratello e ci sentiamo in colpa perché non abbiamo capito che qualcosa era successo in lui e che era cambiato. Non so se riuscirò a guardarlo mai più negli occhi. Ecco, ascolti l’audio di Carmen e pensi: allora c’è ancora speranza. Poi però ti imbatti nel post di una politica di cui preferisco dimenticare il nome, che nel suo partito è responsabile regionale del Dipartimento per il benessere degli animali (poveri animali). Alludendo al comizio della leader di un partito avversario (proprio qui a Lecco), questa signora scrive: non abbiamo qualche disoccupato con problemi di depressione e di odio per i cristiani che passa di lì con la macchina e ci fa un favore? L’originale del testo era scritto in un italiano molto più oscuro, ma il senso comunque è quello ed è un senso che obiettivamente ti fa senso. Allora ripensi al ministro israeliano e dici: arrendiamoci, tanto hanno vinto loro, gli odiatori. Ma proprio mentre lo pensi, appare in televisione la faccia luminosa di una ragazza finlandese, Jenny, una subacquea specialista in recuperi e salvataggi in profondità che, insieme a due colleghi, si è offerta di estrarre dalla grotta i corpi di quegli italiani che, sapete, hanno purtroppo perso la vita alle Maldive. Prima di partire, questa ragazza ha chiamato al lavoro per chiedere di allungare il permesso per qualche giorno: gliene sono voluti cinque per potere, come dice lei, restituire alle famiglie i corpi con dignità, e quando le chiedono quanto si sia fatta pagare per il suo lavoro lei rimane sorpresa dalla domanda: ma noi non abbiamo chiesto alcun compenso, non siamo venuti qui per i soldi. E allora pensi: al diavolo il ministro israeliano e quella signora che augura la morte agli avversari, e così ricuperi fiducia nell’umanità. Quand’è che proprio in quel momento, un amico ti gira su WhatsApp un’agenzia di stampa: parla di un altro politico, un consigliere regionale che affronta per strada un attivista della Flotilla e gli grida addosso: ma dov’è che sei stato torturato? Facci vedere i segni! Sei andato laggiù solo a spendere i soldi dell’Italia. A quel punto ti arrendi e dici: abbiamo perso il limite, chiederemo asilo politico alla Finlandia. Ma proprio mentre lo dici, ti ritornano in testa all’improvviso le cronache di mercoledì scorso. A Milano, quel ragazzo di vent’anni che entra in tribunale, trascinandosi sulle stampelle, con le due due gambe ormai inservibili dopo che le coltellate dei suoi aggressori gli hanno procurato una lesione permanente al midollo, li cerca in aula, si avvicina al coetaneo che lo ha ridotto in quel modo e, lontano dalle telecamere, gli posa una mano sulla spalla, gli parla, lo ascolta e, alla fine, lo abbraccia. Questo ragazzo si chiama Davide Simone Cavallo, e non smette di stupirci perché, al momento della sentenza che condanna il suo aggressore a vent’anni, lui commenta: no, vent’anni sono troppi. (Non solo -questo lo aggiungo io perché sono parole che ho ascoltato da lui proprio in televisione- afferma che vuole cercare di perdonarli perché, dice, “mi rifiuto di darla vinta a quello che loro hanno deciso di essere quella sera”). E allora (riprendo il monologo di Gramellini), ti dai del cretino per avere dubitato dell’umanità perché, fino a quando ci saranno Carmen, Jenny, Davide (faccio notare: 70 anni in tre), finché ci saranno loro, l’umanità non avrà perso, e ripensi ancora a Davide: Dio solo sa se non avrebbe potuto comportarsi come il ministro israeliano, magari anche a ragione, e invece non l’ha fatto perché crede che l’odio produca solo macerie, e il suo amore per l’umanità e per la vita è talmente forte che riuscirebbe ad abbracciare persino il ministro israeliano che, con lui, non avrebbe neanche il potere di umiliarlo”. Ecco, fine del monologo. Cosa c’entra con la Pentecoste? C’entra eccome, perché ci dimostra, senza nemmeno bisogno di addentrarci in discorsi teologici raffinati, chi è, cosa fa e qual è il potere dello Spirito Santo, quando una persona, anche senza saperlo, lo accoglie e usa i suoi doni, e cosa succede quando uno è totalmente impermeabile all’azione dello Spirito Santo. Gesù, nel vangelo, dice che lo Spirito rende presente negli uomini l’amore del Padre e del Figlio. E san Paolo elenca alcuni dei tanti carismi e poteri che lo Spirito è capace di suscitare. Questo ci fa capire come sia miope chi, vedendo solo il male e non vedendo il bene, invoca Dio dicendo “dove sei, guarda giù, intervieni”. Dio è dentro di noi col suo Spirito, e interviene quando noi glielo permettiamo. Il grande guaio è quando ci dimentichiamo di essere figli e fratelli, abitati dal medesimo Spirito che rende possibile parlare e capire la lingua degli altri, perché lo Spirito parla l’unico linguaggio che Dio conosce, quello dell’amore. Ma il guaio ancora peggiore è quando a dimenticarci di questa cosa siamo proprio noi cristiani battezzati e cresimati che siamo qui a celebrare l’eucaristia. Al contrario, siamo qui proprio per lasciarci avvolgere dal vento e dal fuoco dello Spirito, per permettere a Cristo di fondersi con noi, e di farci uscire di chiesa trasformati. E così sia.