domenica 28 giugno 2026

V DOMENICA DOPO PENTECOSTE ANNO A

Secondo voi esiste qualcuno che non ha fede?

Io non l'ho mai incontrato.

Perché tutti viviamo di fede. Anche chi dice di non credere in niente. Senza fede non riusciremmo neppure ad alzarci dal letto la mattina.

Le letture di questa domenica parlano proprio della fede e la Lettera agli Ebrei ce ne dà una definizione bellissima: «La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede».

Proviamo a tradurla in parole semplici.

La fede è il fondamento della speranza. Cioè: io spero perché prima mi fido.

Se non sperassi che le vacanze saranno belle, non partirei nemmeno. Se uno non sperasse che quella persona possa essere l'uomo o la donna della sua vita, non si sposerebbe. Se non mi fidassi del medico, non prenderei neppure una medicina nella speranza di guarire. Se non mi fidassi del cuoco, non andrei al ristorante. E, tornando a casa, spererei perfino che mia madre non abbia deciso di avvelenarmi con la pastasciutta! Anche lì, alla base della mia serenità, c'è un atto di fede: mi fido di mia mamma.

Insomma, la speranza nasce sempre dalla fiducia.

Ma la Lettera agli Ebrei aggiunge una seconda cosa: la fede è anche «prova di ciò che non si vede».

Potremmo dire così: tutti conosciamo il proverbio «provare per credere». Il Vangelo aggiunge anche il contrario: «credere per provare».

Per sapere se quel medico è bravo, a un certo punto devo prendere la medicina. Per sapere se quel ristorante è davvero buono, devo assaggiare quello che ho ordinato. Per sapere se una persona è degna della mia fiducia, devo decidere di fidarmi.

La fede, dunque, non è una teoria: è un passo. È il coraggio di mettersi in cammino senza avere già tutto sotto controllo.

E qui arriva la fede cristiana.

Perché il cristianesimo non consiste semplicemente nel credere che Dio esiste. A un Dio, in qualche modo, credono miliardi di persone. La domanda è un'altra: ti fidi di Gesù?

Ti fidi così tanto da prendere sul serio quello che dice? Da guardare il mondo con i suoi occhi? Da provare a vivere come lui?

Perché altrimenti siamo come uno che va al ristorante, ordina tutto il menù, guarda arrivare i piatti... e poi non assaggia niente.

Per questo Abramo è il grande modello della fede. La Lettera agli Ebrei dice che partì perché si fidò di Dio. La prima lettura ci racconta il suo viaggio: lascia la sua terra, attraversa paesi sconosciuti e si mette in cammino verso una meta che ancora non conosce.

La fede è proprio questo: un viaggio.

E ogni viaggio ha una caratteristica: ogni passo in avanti ti obbliga a lasciare qualcosa indietro.

Ed è qui che il Vangelo diventa sorprendente.

Gesù dice: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i loro nidi...»

Noi oggi diremmo: tutti abbiamo la nostra zona di comfort. Quel posto dove ci sentiamo al sicuro, dove diciamo: "Qui sto bene, non voglio che niente cambi".

Gesù, invece, ci dice: "Se vuoi seguirmi, prima o poi da quella tana devi uscire."

Poi arriva quella frase che scandalizza sempre: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti.»

A sentirla così sembra quasi che Gesù dica: "Non occuparti di tuo padre". Ma non è questo il punto. Gesù non invita a voler meno bene ai propri genitori. In quel tempo, infatti, il figlio maggiore rimaneva nella casa del padre fino alla sua morte, perché solo allora avrebbe ricevuto l'eredità. È come se quell'uomo dicesse: "Gesù, verrò... ma prima devo sistemare i miei interessi."

E Gesù gli risponde: se aspetti di avere tutte le tue sicurezze a posto, non partirai mai. Perché c'è chi ripone tutta la sua fede e tutta la sua speranza nel denaro, nei beni, nell'eredità: quelli, dice Gesù con una provocazione, sono i veri morti. Lascia che siano loro a occuparsi di queste cose. Tu, invece, vieni e annuncia il Regno di Dio.

Infine Gesù conclude: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il Regno di Dio.»

Sapete qual è una delle frasi più pericolose che si sentono dire?

«Io sono fatto così.»

Oppure:

«Si è sempre fatto così.»

Sono frasi che sembrano innocue, ma spesso significano una cosa sola: non ho nessuna intenzione di cambiare.

E invece la fede è esattamente il contrario.

È lasciare che Dio cambi il nostro modo di pensare, di giudicare, di amare, di vivere.

Perché, alla fine, la domanda non è se crediamo oppure no.

La vera domanda è: di chi ci fidiamo?

Di noi stessi? Delle nostre sicurezze? Del denaro? Oppure di Gesù?

Perché solo se ci fidiamo davvero di lui avremo il coraggio di metterci in cammino. E solo camminando potremo scoprire che aveva ragione.

Altrimenti continueremo a venire a Messa tutte le domeniche... ma usciremo esattamente come siamo entrati.