Secondo voi esiste qualcuno che non ha fede?
Io non l'ho mai incontrato.
Perché tutti viviamo di fede. Anche chi dice di non credere in niente. Senza fede non riusciremmo neppure ad alzarci dal letto la mattina.
Le letture di questa domenica parlano proprio della fede e
la Lettera agli Ebrei ce ne dà una definizione bellissima: «La fede è
fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede».
Proviamo a tradurla in parole semplici.
La fede è il fondamento della speranza. Cioè: io spero
perché prima mi fido.
Se non sperassi che le vacanze saranno belle, non partirei
nemmeno. Se uno non sperasse che quella persona possa essere l'uomo o la donna
della sua vita, non si sposerebbe. Se non mi fidassi del medico, non prenderei
neppure una medicina nella speranza di guarire. Se non mi fidassi del cuoco,
non andrei al ristorante. E, tornando a casa, spererei perfino che mia madre
non abbia deciso di avvelenarmi con la pastasciutta! Anche lì, alla base della
mia serenità, c'è un atto di fede: mi fido di mia mamma.
Insomma, la speranza nasce sempre dalla fiducia.
Ma la Lettera agli Ebrei aggiunge una seconda cosa: la fede
è anche «prova di ciò che non si vede».
Potremmo dire così: tutti conosciamo il proverbio «provare
per credere». Il Vangelo aggiunge anche il contrario: «credere per
provare».
Per sapere se quel medico è bravo, a un certo punto devo
prendere la medicina. Per sapere se quel ristorante è davvero buono, devo
assaggiare quello che ho ordinato. Per sapere se una persona è degna della mia
fiducia, devo decidere di fidarmi.
La fede, dunque, non è una teoria: è un passo. È il coraggio
di mettersi in cammino senza avere già tutto sotto controllo.
E qui arriva la fede cristiana.
Perché il cristianesimo non consiste semplicemente nel
credere che Dio esiste. A un Dio, in qualche modo, credono miliardi di persone.
La domanda è un'altra: ti fidi di Gesù?
Ti fidi così tanto da prendere sul serio quello che dice? Da
guardare il mondo con i suoi occhi? Da provare a vivere come lui?
Perché altrimenti siamo come uno che va al ristorante,
ordina tutto il menù, guarda arrivare i piatti... e poi non assaggia niente.
Per questo Abramo è il grande modello della fede. La Lettera
agli Ebrei dice che partì perché si fidò di Dio. La prima lettura ci racconta
il suo viaggio: lascia la sua terra, attraversa paesi sconosciuti e si mette in
cammino verso una meta che ancora non conosce.
La fede è proprio questo: un viaggio.
E ogni viaggio ha una caratteristica: ogni passo in avanti
ti obbliga a lasciare qualcosa indietro.
Ed è qui che il Vangelo diventa sorprendente.
Gesù dice: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli i
loro nidi...»
Noi oggi diremmo: tutti abbiamo la nostra zona di comfort.
Quel posto dove ci sentiamo al sicuro, dove diciamo: "Qui sto bene, non
voglio che niente cambi".
Gesù, invece, ci dice: "Se vuoi seguirmi, prima o poi
da quella tana devi uscire."
Poi arriva quella frase che scandalizza sempre: «Lascia
che i morti seppelliscano i loro morti.»
A sentirla così sembra quasi che Gesù dica: "Non
occuparti di tuo padre". Ma non è questo il punto. Gesù non invita a voler
meno bene ai propri genitori. In quel tempo, infatti, il figlio maggiore
rimaneva nella casa del padre fino alla sua morte, perché solo allora avrebbe
ricevuto l'eredità. È come se quell'uomo dicesse: "Gesù, verrò... ma prima
devo sistemare i miei interessi."
E Gesù gli risponde: se aspetti di avere tutte le tue
sicurezze a posto, non partirai mai. Perché c'è chi ripone tutta la sua
fede e tutta la sua speranza nel denaro, nei beni, nell'eredità: quelli, dice
Gesù con una provocazione, sono i veri morti. Lascia che siano loro a occuparsi
di queste cose. Tu, invece, vieni e annuncia il Regno di Dio.
Infine Gesù conclude: «Nessuno che mette mano all'aratro
e poi si volge indietro è adatto per il Regno di Dio.»
Sapete qual è una delle frasi più pericolose che si sentono
dire?
«Io sono fatto così.»
Oppure:
«Si è sempre fatto così.»
Sono frasi che sembrano innocue, ma spesso significano una
cosa sola: non ho nessuna intenzione di cambiare.
E invece la fede è esattamente il contrario.
È lasciare che Dio cambi il nostro modo di pensare, di
giudicare, di amare, di vivere.
Perché, alla fine, la domanda non è se crediamo oppure no.
La vera domanda è: di chi ci fidiamo?
Di noi stessi? Delle nostre sicurezze? Del denaro? Oppure di
Gesù?
Perché solo se ci fidiamo davvero di lui avremo il coraggio
di metterci in cammino. E solo camminando potremo scoprire che aveva ragione.
Altrimenti continueremo a venire a Messa tutte le
domeniche... ma usciremo esattamente come siamo entrati.