sabato 28 marzo 2026

22/03/26 V DOMENICA DI QUARESIMA (ANNO A)

La Quaresima volge al termine: domenica prossima inizia la Settimana Santa. Chiediamoci se abbiamo saputo approfittare di questo tempo prezioso per verificare la consistenza della nostra fede, la bellezza del nostro Battesimo. I lunghi vangeli proclamati la domenica ci hanno fatto guardare Gesù con gli 

occhi della samaritana come colui che conosce il nostro cuore e ci dona lo Spirito santo, l’acqua viva che zampilla per la vita eterna; il vangelo della domenica di Abramo ci ha messo di fronte alla tragica possibilità di rifiutare Gesù come colui che ci rivela la verità su Dio e su di noi, che ci dice, cioè, chi è Dio e chi siamo noi; al contrario, il vangelo del cieco nato ci ha mostrato che il Battesimo ci fa vedere questa verità: che Dio è Padre, che noi siamo figli amati come Gesù, chiamati ad assomigliargli nell’amore con la forza dello Spirito. E il vangelo di oggi ci mostra le stupende conseguenze di questa scoperta: che se viviamo questa forte amicizia col Signore, diventando suoi discepoli, come Lazzaro, la morte non ha alcun potere su di noi. L’amicizia è qualcosa che rende simili le persone tra di loro, le pone sullo stesso piano. Gesù ha detto che suoi amici sono quelli che si comportano come lui, che vivono come lui, perché diventano come lui. E’ questo il senso della solenne dichiarazione di Gesù a Marta, attorno alla quale è costruito questo brano di vangelo: “Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede, cioè, chi aderisce a me (cioè chi vive amando come me), come ha fatto Lazzaro, anche se muore, vivrà, cioè, voi lo vedete morto, ma in realtà è vivo”. E prosegue: “Chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”. Cioè, chi vive così, e questo è rivolto a noi, riceve già ora, da Dio, una qualità di vita tale da oltrepassare la morte. Già ora. Vuol dire che la risurrezione non è la rianimazione fisica di un cadavere e, dunque, qualcosa che ci aspetta in un lontano futuro dopo la morte del corpo, ma qualcosa che inizia già adesso, in questa vita terrena: è un processo di trasformazione interiore che ci fa diventare come Dio e che si compirà nel momento della morte del nostro corpo, quando questa trasformazione sarà totale. Ma è una realtà che inizia già adesso, in questa vita terrena. Lo spiega bene san Paolo nel brano della lettera agli Efesini che parla della risurrezione come di una realtà che riguarda il presente, dicendo, non che Dio ci risusciterà e ci farà sedere nei cieli (cioè entrare pienamente nella sua gloria), ma che Dio ci ha già risuscitato e fatto sedere nei cieli. Adesso. Uniti a Cristo, la risurrezione è già cominciata. La novità del cristianesimo rispetto ad altre religioni non è l’annuncio di una vita che prosegue dopo la morte del corpo: questo lo credono, in modi diversi, tutte le religioni. La vera novità è che la risurrezione è qualcosa che inizia ora, che Dio non fa risorgere i morti, ma noi che siamo vivi, e che chi è vivo ora lo sarà anche dopo la morte del corpo. “Vivo”, risorto, vuol dire animato dallo Spirito di Cristo che ci fa vivere come figli amati praticando il comandamento dell’amore. Chi vive il contrario, è già morto adesso. E questa è anche la chiave di lettura con cui interpretare la lunga lettura dell’Esodo che è stata proclamata. Questo Dio che libera il suo popolo dalla schiavitù per donargli la terra promessa uccidendo il Faraone e gli egiziani. Una lettura fondamentalista di testi come questo, purtroppo, continua a condurre anche oggi i sionisti ebrei come Netanyahu a giustificare le orrende guerre contro i suoi nemici pensando di avere Dio dalla loro parte. Invece, questo testo è la prefigurazione della Pasqua, del passaggio dalla schiavitù del peccato e della morte, alla vita eterna, simboleggiata dalla terra promessa. Per cui, il Faraone e il suo esercito rappresentano le forze del male che si annidano nel nostro cuore e che il Dio della vita vuole distruggere per permetterci di risorgere e contro le quali siamo chiamati a combattere per tutta la vita col suo aiuto. E l’aiuto più grande ci viene proprio dall’Eucaristia, perché in ogni Eucaristia il Signore continua a venire per fondersi con noi e per farci diventare come lui. Per questo siamo qui ancora una volta a rendergli grazie.