lunedì 8 dicembre 2025

23/11/25 II DOMENICA DI AVVENTO (ANNO A)

L’Avvento è il tempo in cui ricordarsi che la storia non va avanti a caso. Non siamo in balia degli eventi. Dio sta venendo verso di noi: nella memoria della nascita di Gesù, certo, ma anche nel presente della nostra vita quotidiana e, un giorno, in modo definitivo, quando tutto sarà compiuto. L’Avvento ci dice: 

preparati, perché Dio è all’opera; alza lo sguardo, perché ciò che sembra immobile può cambiare. Le letture di oggi ci parlano proprio di questo. Parlano di un Dio che prepara strade, che abbatte monti, che consola, che raduna, che ricostruisce, che rimette in piedi ciò che sembrava finito. E parlano di noi, invitati a credere che questa trasformazione è possibile, e comincia dentro di noi. Il profeta Baruc descrive un mondo che cambia: montagne che si abbassano, valli che si colmano, strade raddrizzate. Non è poesia fine a sé stessa: quelle montagne erano i luoghi in cui si adoravano gli idoli a cui affidarsi, che prendevano il posto del solo vero Dio. Per mezzo del profeta, Dio dice: tolgo di mezzo tutto ciò che vi illude, tutto ciò che vi divide, tutto ciò che vi confonde. È come se dicesse: “Sto preparando un cammino nuovo per voi, un cammino dove non ci perderete più dietro a ciò che non dà vita”. È un’immagine forte e attualissima. Ognuno di noi ha montagne da abbassare: superbia, egoismo, abitudini storte, cose che ci trattengono e ci fanno dire: “Sto bene così, non ho bisogno di cambiare”. Ma l’Avvento ci scuote: Sì, hai bisogno. E Dio ti sta già preparando la strada. Nell’epistola, san Paolo ci fa vedere come questa “strada nuova” diventa concreta nelle relazioni. Dice ai cristiani: “Se ti senti forte nella fede, non usarla per giudicare gli altri. Usala per sostenerli”. Paolo immagina una comunità dove i più forti non fanno pesare la loro forza, e i più fragili non devono vergognarsi della loro fatica. Una comunità dove si portano gli uni i pesi degli altri. E aggiunge una cosa importantissima: questa unità non è un nostro progetto, ma nasce dalla pazienza e dalla consolazione di Dio. Dio non è uno che si stanca; non è uno che ci dice: “Te l’avevo detto”. È uno che ci rialza, anche cento volte. In un mondo dove spesso si pensa solo a sé, dove se qualcuno inciampa gli altri scattano a criticare, la parola di Paolo diventa liberante: Dio vi raduna, Dio vi unisce, Dio vi insegna a guardare l’altro non come un peso ma come un fratello. E poi arriva Giovanni Battista, il profeta dell’Avvento. Non parla di decorazioni, non parla di eventi speciali: dice semplicemente “Preparate la strada del Signore”. E come si prepara? Non con la frenesia, ma con la conversione. Giovanni è molto concreto: chi ha due tuniche ne dia una; chi ha del cibo lo condivida; chi fa un lavoro lo faccia con onestà; chi gestisce denaro non approfitti degli altri; chi ha una posizione di potere non usi la forza. È sorprendente: Giovanni non chiede cose eccezionali, chiede cose giuste. Lui sa che la vera preparare la strada del Signore non avviene cambiando il mondo fuori, ma cambiando il cuore. È come se dicesse: Se vuoi che Dio arrivi, devi togliere le pietre che gli impediscono di passare dentro di te. E qui capiamo il legame con Baruc: quelle montagne di idoli, di illusioni, di presunzioni, vanno abbassate. E con Paolo: la strada si prepara quando ci prendiamo cura gli uni degli altri. In tutte e tre le letture c’è la stessa idea: Dio viene, ma chiede spazio. Dio agisce, ma cerca cuori disponibili. Dio fa nuove tutte le cose, ma inizia da noi. L’Avvento non è solo aspettare: è lasciarsi cambiare. Baruc ci dice: lascia andare ciò che ti illude. Paolo ci dice: impara a prenderti cura degli altri, non solo di te stesso. Giovanni ci dice: scegli gesti concreti che rendono la tua vita più pulita, più giusta, più vera. Forse non riusciamo ad abbassare tutte le montagne. Ma possiamo iniziare da una. Forse non riusciamo a colmare tutte le valli, ma possiamo farlo almeno dove ci è possibile: con un gesto di riconciliazione, una gentilezza trattenuta troppo a lungo, un impegno fatto seriamente. E allora la profezia dell’Avvento diventa vera anche oggi: i sentieri si raddrizzano, le ombre si aprono, e un volto ci viene incontro: quello di Cristo, che non si stanca mai di ricominciare con noi.