sabato 27 dicembre 2025

25/12/25 MESSE NELLA NOTTE E DEL GIORNO DI NATALE

 MESSA NELLA NOTTE

Questa notte, nel buio che avvolge le nostre città, la Chiesa proclama una parola forte, provocatoria e carica di speranza, che diventa ancora più incisiva a pochi giorni dal termine del Giubileo di quest’anno che ci ha spronato ad essere pellegrini di speranza: “Oggi la luce risplende su di noi”.

Non domani, non quando tutto andrà meglio. Oggi. Adesso.

Eppure, sappiamo bene che per molti questa notte non è facile.
C’è chi vive un Natale segnato dalla malattia, chi dal lutto, chi dalla solitudine.
Famiglie ferite da separazioni, da problemi economici che tolgono il sonno.
Genitori che non riescono a spiegare ai figli perché quest’anno “non si può”.
E poi ci sono le immagini che arrivano da lontano: città distrutte dalla guerra, bambini che nascono sotto le bombe, popoli interi che vivono nel buio della violenza e della paura.

E allora qualcuno dice: “Questo è un Natale triste”.
Ma il Vangelo di questa notte ci obbliga a fare una distinzione importante:
non è il Natale ad essere triste. Siamo noi, a volte, ad essere tristi.

Se per Natale intendiamo quello commerciale, quello perfetto come un giocattolo appena uscito dalla scatola — con Babbo Natale, le luci, i buoni sentimenti, la famiglia riunita e felice — allora basta che un pezzo si rompa, che manchi qualcuno, che qualcosa non funzioni, e tutto crolla. Quel Natale sì, diventa triste.

Ma il Natale di Gesù no.
Perché il Natale di Gesù non nasce in una casa perfetta, ma in una mangiatoia.
Non nasce in un clima di serenità, ma dentro una storia segnata da povertà, fatica, rifiuto.
E proprio lì — nel buio — “veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”.

La luce di Dio non evita il buio.
Lo attraversa.

E allora dobbiamo dirlo con coraggio:
i veri autorizzati a celebrare il Natale sono proprio quelli che sono nel dolore, quelli che vivono l’angoscia, quelli che sentono il peso della vita. Perché il Natale non è la festa di chi sta bene, ma di chi ha bisogno di luce.

Ma di quale luce stiamo parlando?

San Paolo e il Vangelo ce lo spiegano con parole semplicissime e potentissime:
“Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, perché ricevessimo l’adozione a figli.”
E san Giovanni aggiunge:
“A quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio.”

Ecco la luce del Natale.
Non una magia.
Non un’emozione passeggera.
Ma una notizia che cambia la vita: Dio non ci guarda più come estranei, ma come figli.

Il progetto che Dio aveva da sempre — prima ancora della creazione del mondo — si realizza nella storia: che ogni uomo, ogni donna, possa condividere la sua stessa vita, una vita che non finisce, che non si spezza nemmeno con la morte del corpo, perché Cristo è risorto. Ma prima di morire e risorgere, “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.”
Dio entra nella nostra umanità per non lasciarci più soli.

E questo cambia tutto.
Chi accoglie Gesù, chi lascia entrare il suo Spirito, non riceve una vita senza problemi, ma un modo nuovo di vivere ogni problema.
Può affrontare anche le prove più dure — il dolore, la perdita, la fatica — sapendo di non essere mai abbandonato.
Sapendo che Dio non è un giudice lontano, ma un Padre presente, un datore di vita.

Questa notte, davanti a un bambino fragile, avvolto in fasce, Dio ci dice:
“La tua vita è più grande di quello che stai vivendo.”
“Il buio non ha l’ultima parola.”
“Tu sei mio figlio, tu sei mia figlia.”

E allora sì, questa notte possiamo gioire, non perché tutto va bene, ma perché la luce è accesa.
E questa luce ci dice che non siamo più soli nel buio.


MESSA DEL GIORNO

La Parola di Dio delle liturgie natalizie ci consegna una parola chiave, semplice ma potentissima: luce.
Isaia proclama: “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”.
Non dice: un popolo perfetto, vincente, senza problemi.
Dice: un popolo che camminava nelle tenebre.

Sono in tanti a vivere nelle tenebre. Per molti, questo non è un Natale facile.
C’è chi lo vive con una ferita nel cuore, chi con una sedia vuota a tavola, chi con la preoccupazione del lavoro, della salute, del futuro.
Ci sono famiglie stanche, relazioni spezzate, persone sole.
E poi ci sono le tenebre più grandi, che attraversano il mondo: guerre, violenze, popoli interi che continuano a vivere sotto le bombe.

Ed ecco che qualcuno dice: “È un Natale triste.”
Ma la Parola di Dio ci aiuta a fare chiarezza:
non è il Natale ad essere triste. Siamo noi, a volte, ad essere tristi.

Se per Natale intendiamo quello commerciale, quello costruito come un grande giocattolo perfetto — con la famiglia riunita, l’atmosfera giusta, i buoni sentimenti al posto giusto — allora basta che un pezzo salti, che una persona manchi, che qualcosa non funzioni, e tutto si spezza.
Quel Natale sì, diventa triste.

Ma il Natale di Gesù, no.
Perché il Natale di Gesù accade proprio dentro le tenebre.
Isaia non dice che le tenebre scompaiono, ma che dentro di esse rifulge una grande luce.

Il Vangelo di Luca ce lo mostra in modo chiarissimo.
Dice che un angelo del Signore si presentò ai pastori e la gloria del Signore li avvolse di luce.
E qui dobbiamo fermarci e chiederci: perché proprio i pastori?

I pastori erano gli ultimi, gli emarginati, quelli considerati impuri, senza diritti, lontani dalla vita religiosa “ufficiale”.
Erano il simbolo del peccatore, dell’escluso, di chi non conta.
E quando vedono l’angelo, sono presi da grandissima paura.
Pensano: “È finita. Ora arriva il giudizio.”

E invece accade l’impensabile: la gloria del Signore li avvolge di luce.
E la gloria del Signore, in Luca, non è lo splendore che schiaccia, ma l’amore che abbraccia.
È la misericordia.

Qui Luca ribalta tutto ciò che si pensava di Dio.
Non è vero che Dio premia i buoni e castiga i cattivi.
Non è vero che l’amore di Dio dipende dal nostro comportamento.
Gesù dirà più avanti: “Il Padre è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.”

Questo significa che il Natale non è riservato a chi sta bene, ma è proprio per chi sta male.
Non è la festa di chi ha tutto a posto, ma di chi cammina nelle tenebre.
Per questo possiamo dirlo con forza: non esiste un Natale triste, perché il Natale è la festa della luce che viene accesa esattamente dove c’è buio, per portare la gioia e la speranza. Un annuncio che diventa ancora più incisivo quest’anno, a pochi giorni dal termine del Giubileo che ci ha chiamati ad essere pellegrini di speranza.

Perciò, i veri autorizzati a celebrare il Natale sono proprio quelli che vivono l’angoscia, la fatica, il dolore.
Perché il Natale non nega il buio, ma lo attraversa.
E ci dice che nessuna notte è così profonda da impedire a Dio di entrarvi.

Questa mattina, allora, il messaggio è semplice e liberante:
qualunque sia la tua tenebra, una luce è già accesa per te.
E quella luce non ti giudica, non ti scarta, non ti chiede di essere diverso per amarti.
Ti avvolge.

E questo cambia tutto.
Non perché la vita diventa improvvisamente facile, ma perché non siamo più soli nel buio.