L’Immacolata Concezione ci mette davanti a una storia che sembra quasi impossibile: una ragazza, Maria, l’unica creatura che fin dal primo battito nel grembo di sua madre è nata senza quella frattura interiore che chiamiamo “peccato originale”.
Noi sì, ci nasciamo dentro quella crepa. Lei no.
Ma perché? E soprattutto: che cos’è davvero questo peccato originale?
L’anno scorso avevo usato l’immagine della lampadina, e la
riprendo perché funziona.
Una lampadina è fatta per una cosa sola: fare luce. È la sua vocazione, il suo
motivo d’esistere. Però, per quanto perfetta, senza corrente resta spenta.
Così è l’uomo: progettato per vivere connesso a Dio. Non come accessorio, ma
come fonte. Senza di Lui, direbbe Gesù, non possiamo far nulla. Siamo lampadine
scollegate.
Il peccato originale non è una colpa personale — che colpa
avrebbe un neonato? — ma la condizione di chi nasce fatto per la luce, ma
ancora senza presa, ancora non collegato.
“Peccato” qui significa mancata connessione, un fallimento di sistema:
siamo fatti per brillare, ma partiamo con l’interruttore su “off”.
Maria è l’eccezione.
Non perché fosse un essere speciale, alieno, superiore, ma perché in lei Dio ha
voluto farci vedere, una volta per tutte, qual è il suo sogno per ciascuno di
noi.
San Paolo lo dice chiarissimo: siamo stati pensati, da sempre, per essere
simili a Gesù, santi e immacolati nel suo amore.
Maria è l’immagine limpida e riuscita di quel progetto.
È il segno vivente di cosa può accadere quando una creatura non fa muro, non
mette resistenze, e lascia che lo Spirito prenda davvero casa in lei.
E quello che per Maria è stato un dono unico, a noi viene
offerto in modo concreto in un momento preciso: il Battesimo.
Se rimaniamo sul paragone elettrico, il Battesimo è la presa che Dio installa
nella nostra vita. È come se ci dicesse:
“Guarda che succeda quel che succeda, tu sei collegato a me. Stai sereno.
Non avere paura. Rallegrati. Io sono con te.”
Sono le stesse parole che l’angelo dice a Maria. Le dice anche a noi.
Poi, però, attenzione: l’interruttore è nelle nostre
mani.
Perché Dio ci vuole liberi.
Ha preparato l’impianto perfetto, ma tocca a noi decidere se tenere la spina
inserita.
E lo stesso valeva anche per Maria.
Essere senza peccato originale non significava non poter scegliere. Significava
poter dire “sì” senza ostacoli interiori… ma quel “sì” ha dovuto comunque
sceglierlo. E lo ha scelto ogni giorno.
E noi?
Noi somigliamo molto di più ad Adamo ed Eva.
Il racconto della Genesi non è il resoconto di un crimine preistorico, ma la
radiografia delle nostre paure: la diffidenza verso Dio, la tentazione di
staccare la presa, la pretesa di bastare a noi stessi. Il risultato è
inevitabile: restiamo lampadine spente che fingono di illuminare.
La festa dell’Immacolata, nel cuore dell’Avvento, ci scuote
e ci ricorda una cosa semplice e decisiva: la luce non è nostra, viene da
Lui.
La santità non è uno sforzo titanico, ma lasciarsi attraversare.
E celebrarla durante l’Eucaristia rende tutto ancora più
concreto: l’altare è il punto in cui la “corrente” dell’amore di Dio ci
raggiunge davvero. Qui Cristo si dona, si unisce a noi, riaccende ciò che si è
spento, rimette la luce dove avevamo tirato giù l’interruttore.
Se l’Immacolata ci mostra cosa succede quando Dio può
abitare interamente una vita,
l’Eucaristia ci offre la forza e la grazia per lasciarci abitare da Lui allo
stesso modo.