lunedì 8 dicembre 2025

8/12/25 IMMACOLATA CONCEZIONE (ANNO A)

L’Immacolata Concezione ci mette davanti a una storia che sembra quasi impossibile: una ragazza, Maria, l’unica creatura che fin dal primo battito nel grembo di sua madre è nata senza quella frattura interiore che chiamiamo “peccato originale”.

Noi sì, ci nasciamo dentro quella crepa. Lei no.

Ma perché? E soprattutto: che cos’è davvero questo peccato originale?

L’anno scorso avevo usato l’immagine della lampadina, e la riprendo perché funziona.
Una lampadina è fatta per una cosa sola: fare luce. È la sua vocazione, il suo motivo d’esistere. Però, per quanto perfetta, senza corrente resta spenta.
Così è l’uomo: progettato per vivere connesso a Dio. Non come accessorio, ma come fonte. Senza di Lui, direbbe Gesù, non possiamo far nulla. Siamo lampadine scollegate.

Il peccato originale non è una colpa personale — che colpa avrebbe un neonato? — ma la condizione di chi nasce fatto per la luce, ma ancora senza presa, ancora non collegato.
“Peccato” qui significa mancata connessione, un fallimento di sistema: siamo fatti per brillare, ma partiamo con l’interruttore su “off”.

Maria è l’eccezione.
Non perché fosse un essere speciale, alieno, superiore, ma perché in lei Dio ha voluto farci vedere, una volta per tutte, qual è il suo sogno per ciascuno di noi.
San Paolo lo dice chiarissimo: siamo stati pensati, da sempre, per essere simili a Gesù, santi e immacolati nel suo amore.
Maria è l’immagine limpida e riuscita di quel progetto.
È il segno vivente di cosa può accadere quando una creatura non fa muro, non mette resistenze, e lascia che lo Spirito prenda davvero casa in lei.

E quello che per Maria è stato un dono unico, a noi viene offerto in modo concreto in un momento preciso: il Battesimo.
Se rimaniamo sul paragone elettrico, il Battesimo è la presa che Dio installa nella nostra vita. È come se ci dicesse:
“Guarda che succeda quel che succeda, tu sei collegato a me. Stai sereno. Non avere paura. Rallegrati. Io sono con te.”
Sono le stesse parole che l’angelo dice a Maria. Le dice anche a noi.

Poi, però, attenzione: l’interruttore è nelle nostre mani.
Perché Dio ci vuole liberi.
Ha preparato l’impianto perfetto, ma tocca a noi decidere se tenere la spina inserita.
E lo stesso valeva anche per Maria.
Essere senza peccato originale non significava non poter scegliere. Significava poter dire “sì” senza ostacoli interiori… ma quel “sì” ha dovuto comunque sceglierlo. E lo ha scelto ogni giorno.

E noi?
Noi somigliamo molto di più ad Adamo ed Eva.
Il racconto della Genesi non è il resoconto di un crimine preistorico, ma la radiografia delle nostre paure: la diffidenza verso Dio, la tentazione di staccare la presa, la pretesa di bastare a noi stessi. Il risultato è inevitabile: restiamo lampadine spente che fingono di illuminare.

La festa dell’Immacolata, nel cuore dell’Avvento, ci scuote e ci ricorda una cosa semplice e decisiva: la luce non è nostra, viene da Lui.
La santità non è uno sforzo titanico, ma lasciarsi attraversare.

E celebrarla durante l’Eucaristia rende tutto ancora più concreto: l’altare è il punto in cui la “corrente” dell’amore di Dio ci raggiunge davvero. Qui Cristo si dona, si unisce a noi, riaccende ciò che si è spento, rimette la luce dove avevamo tirato giù l’interruttore.

Se l’Immacolata ci mostra cosa succede quando Dio può abitare interamente una vita,
l’Eucaristia ci offre la forza e la grazia per lasciarci abitare da Lui allo stesso modo.