Tenete sempre presente che nelle domeniche dopo Pentecoste, tipiche del nostro rito Ambrosiano, il Vangelo e la pagina di San Paolo sono scelte a partire dalla prima lettura, e ogni domenica, la prima lettura presenta, in ordine cronologico, un avvenimento della storia di Israele preso dalle pagine
lunedì 8 luglio 2024
domenica 30 giugno 2024
30/06/24 VI DOMENICA DOPO PENTECOSTE (ANNO B)
Come dicevo domenica scorsa, tenete sempre presente che nelle domeniche dopo Pentecoste, tipiche del nostro rito Ambrosiano, il Vangelo e la pagina di San Paolo sono scelte a partire dalla prima lettura, e ogni domenica, la prima lettura presenta, in ordine cronologico, un avvenimento della storia di Israele
23/06/24 V DOMENICA DOPO PENTECOSTE (ANNO B)
Tenete sempre presente che nelle domeniche dopo Pentecoste, tipiche del nostro rito Ambrosiano, il Vangelo e la pagina di San Paolo sono scelte a partire dalla prima lettura, e ogni domenica, la prima lettura presenta, in ordine cronologico, un avvenimento della storia di Israele preso dalle pagine
lunedì 27 maggio 2024
26/05/24 SS TRINITA'
Sinceramente, vi confesso che fatico a capire la scelta liturgica di farci ascoltare letture come queste in occasione della festa della Trinità. Certo, le pagine di san Paolo e del vangelo nominano il Padre, il Figlio e lo Spirito santo, ma sono frammenti di testi più ampi, presi così diventano difficili da spiegare,
domenica 19 maggio 2024
19/05/24 PENTECOSTE
Mi piacerebbe che, soprattutto in una festività così importante come quella di oggi, ci rendessimo sempre più conto che, ogni volta che celebriamo l’eucaristia, noi non ricordiamo avvenimenti del passato, ma questi avvenimenti stanno accadendo adesso. Quindi, adesso siamo noi i discepoli riuniti
mercoledì 15 maggio 2024
12/05/24 DOMENICA DOPO ASCENSIONE
Vi propongo tre riflessioni. Brevi, perché ciascuna di esse meriterebbe un approfondimento non da poco. La prima riflessione riguarda l’ascensione al cielo di Gesù che, liturgicamente, abbiamo celebrato giovedì, e infatti oggi è la prima domenica dopo l’ascensione. Noi crediamo, come ripeteremo dopo nel
lunedì 6 maggio 2024
5/05/24 VI DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)
Il filo rosso che unisce questa pagina di vangelo con il lungo racconto della conversione di san Paolo degli Atti degli Apostoli è sempre, purtroppo, di grande attualità, ed è quello della persecuzione. Gesù dice ai suoi discepoli che anche loro, come lui, saranno perseguitati, e infatti, nel brano degli Atti degli
lunedì 29 aprile 2024
28/04/24 V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)
Le letture di domenica scorsa erano corte e semplici, mentre quelle di oggi sono lunghe e piuttosto difficili. Spiegarle in modo adeguato richiederebbe troppo tempo, perciò vi propongo una semplice riflessione che ruota intorno a una parola che compare 9 volte in queste letture, la parola “gloria”. Nel
domenica 21 aprile 2024
21/04/24 IV DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)
Vorrei proporvi tre brevi riflessioni sulle tre letture di oggi, rileggendole a partire da quanto scrive il Papa nel suo messaggio in occasione di questa giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Parto dal vangelo, dove Gesù dichiara che le sue pecore ascoltano la sua voce e lo
lunedì 15 aprile 2024
14/04/24 III DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)
Le letture di questa domenica non sono facili. Mi limito a spiegare alcune frasi, soprattutto del Vangelo, che se vengono capite bene, cambiano radicalmente il nostro modo di vedere le cose, altrimenti se vengono fraintese, come accade normalmente, provocano disastri. Ai suoi discepoli scoraggiati per ciò
domenica 7 aprile 2024
7/04/24 II DOMENICA DI PASQUA
INTRO
Si conclude oggi l’ottava di Pasqua, un’unica grande domenica, cominciata domenica scorsa e che finisce oggi. Nell’antichità, quelli che avevano ricevuto il Battesimo la notte di Pasqua, tenevano addosso per otto giorni le vesti bianca, albis in latino, e in questa domenica le toglievano, le
lunedì 1 aprile 2024
31/03/24 DOMENICA DI PASQUA
Ieri sera, con la proclamazione della risurrezione di Gesù nella veglia pasquale, siamo entrati nell’Ottava di Pasqua. Liturgicamente, la Pasqua non finisce stasera. Domani non è “pasquetta”. Il lunedì dell’Angelo non è una “piccola pasqua”, ma è il secondo giorno dell’Ottava di Pasqua, a cui
30/03/24 VEGLIA PASQUALE
PAROLE DI VITA
Quante parole abbiamo ascoltato questa notte. Parole di Dio
e parole della Chiesa. Parole che, nel corso dei secoli, la Chiesa, cioè la
comunità di coloro che hanno creduto e aderito a Gesù, ha tramandato e,
raggiungendoci, vengono consegnate anche a noi. Parole di vita, in un mondo
pieno di parole di odio, di vendetta, di prevaricazione, che diventano gesti e
atti di guerra e violenza. Perciò, più che mai, avvertiamo l’urgenza di farci
penetrare dalle Parole di vita che il Signore questa notte ci ha rivolto.
Parole che non sono mai restate e non restano mai parole. Parole credibili,
perché si sono realizzate e hanno cambiato radicalmente in meglio l’esistenza
di chi le ha accolte, come ci testimoniano le vite dei santi e di tante persone
che vivono accanto a noi, oltre a quelle defunte, anche se non sono state mai elevate
all’onore degli altari. Sono parole di vita perché infondono, in chi le
accoglie, la stessa vita di Dio, una vita immortale. Parole capaci di farci
risorgere, non un giorno, chissà quanto tempo dopo la morte del nostro corpo,
ma che ci fanno risorgere già adesso, se riescono a smuovere il nostro spirito e
a sintonizzarlo con lo Spirito di Dio. E che danno il potere, a chi le
accoglie, si fida di esse e le pratica, di capire che davvero Gesù è vivo, è
risorto, perché siamo noi a sentirci risorti, vivi. La risurrezione della carne
in cui crediamo, è tutto il nostro essere, la nostra persona, che lentamente si
trasforma. Muore l’uomo vecchio e risorge l’uomo a immagine di Gesù: diventiamo
uomini e donne come Dio ci ha da sempre pensato. San Francesco direbbe che
diventiamo strumenti di pace, uomini e donne che portano amore dove c’è odio,
che portano perdono dove c’è offesa, che portano unione dove c’è discordia, che
portano fede dov’è c’è dubbio, che vivono nella verità dell’amore fraterno in
un mondo che vive nell’errore di considerare l’altro un nemico da distruggere, parole
che portano speranza dove c’è disperazione, che portano gioia dove c’è
tristezza, che portano luce dove ci sono le tenebre, che cercano di comprendere
i bisogni degli altri anteponendoli ai propri, che cercano di amare prima di
essere amati, perché sanno che c’è un amore più grande, quello di Dio, che li
precede. E, conclude san Francesco, che aveva capito tutto: chi vive così è già
adesso risorto perché sperimenta sulla sua pelle che più si vive donando, più si
riceve la vita stessa di Dio; che, se si perdona gli altri, vuol dire che il
perdono ricevuto da Dio è stato efficace, altrimenti è servito a niente.
Infine, che morendo si risuscita a vita eterna. Al punto che San Francesco
chiamava la morte con l’appellativo di sorella, non di nemica, perché capisce
che, uno che muore avendo vissuto da risorto, come Gesù, continua a vivere con
lui e come lui per sempre. Speriamo di riuscire a capire anche noi tutte queste
cose.
29/03/24 VENERDI' SANTO
LA DISCESA AGLI INFERI
Nel corso della sua vita pubblica, Gesù fece tanti discorsi,
tutti belli, ma nessuno, neanche i suoi discepoli, erano riusciti a capire chi
fosse davvero quell’uomo; aveva guarito tante persone, ma lo avevano scambiato
per uno dei tanti guaritori; aveva operato molti prodigi, e lo avevano
addirittura sospettato e accusato di stregoneria. Ma proprio l’ultimo giorno
della sua vita, inchiodato al patibolo dei maledetti da Dio, agonizzante da non
riuscire a parlare, moribondo da non poter guarire, debole e sfinito da non
essere in grado di manifestare la potenza di Dio, finalmente qualcuno capisce
chi è. E Gesù l’aveva predetto. Visto che i discorsi, le guarigioni, i prodigi
erano stati inutili, un giorno disse: “Quando avrete innalzato il figlio
dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono” (Gv 8,28). La fantasia degli uomini
non sarebbe mai giunta a tanto. Dio, se è Dio, si deve manifestare nella
potenza, magari con qualche fulmine o terremoto. Invece, con Gesù, Dio si
manifesta nel modo più lontano che gli uomini potessero immaginarsi: un uomo
agonizzante, inchiodato su un patibolo. L’epifania suprema di Dio è un uomo
agonizzante sulla croce. E, proprio “avendolo visto spirare in quel modo”,
qualcuno finalmente capisce che Dio è quell’uomo sulla croce. Non lo capirono i
suoi familiari, i suoi discepoli, tantomeno i sacerdoti e le persone pie, ma alcuni
soldati romani, dei pagani, che dicono: “Veramente, quest’uomo era Figlio di
Dio!”. Come fecero a capirlo? Come arrivarono a questa conclusione? Erano
uomini pratici di esecuzioni capitali, ne avevano viste ed eseguite tante. Ma
questa volta, videro un uomo che, circondato da un'atmosfera satura di odio,
tradito e abbandonato da tutti, sputacchiato e deriso, insultato e malmenato, aveva
solo e unicamente risposte d'amore. Un uomo che, nello strazio dell’agonia, era
capace di dimostrare che il suo amore non era stato vinto dall’odio, e continuava
a manifestarlo. Un uomo capace di morire così, di dare la vita per gli altri, che
usava il linguaggio universale dell’amore, comprensibile da tutti, credenti e
non credenti, l’unico linguaggio che permette di comprendere ciò che è Dio e
ciò che non lo è. Gesù è davvero Dio, perché parla l’unico linguaggio di Dio,
che è l’amore. Un amore capace di vincere anche la morte. Infatti, scrive
l’evangelista, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si
aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri,
dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Solo
Matteo racconta questa scena, assai misteriosa. Cosa vuole dirci l’evangelista?
Vuole descriverci quella verità di fede che poi la Chiesa avrebbe inserito nel
Credo apostolico quando, dopo aver detto che Gesù fu crocifisso e sepolto, anche
noi oggi proclamiamo che “discese agli inferi”. E la Chiesa, Sposa di Cristo,
da questo momento, fino a domani sera prima dell’inizio della grande veglia
pasquale, entra nel secondo giorno del Triduo pasquale, dove contempla,
appunto, la “discesa agli inferi” di Gesù. Cosa significa questa verità di
fede? Prima di tutto: gli inferi non sono l’inferno, ma indicano il regno dei
morti, dove gli ebrei credevano che finissero le anime dei morti in attesa di
risorgere. La sepoltura di Gesù è forse ancora più importante della sua morte, perché,
in quel modo, è morto solo Gesù, ma nel sepolcro ci finiamo tutti, quindi, nel
sepolcro, Gesù diventa come tutti noi diventeremo e nessuno vuole diventare. Nel
sepolcro, Dio incontra tutti gli uomini, di ogni tempo, perché tutti siamo
mortali. E li incontra per tirarli fuori, per farli risorgere, per mostrare che
la morte è solo del corpo, come quella di Gesù. A morire e ad essere sepolto è
il corpo di Gesù, non il suo Spirito divino, e questo vale per tutti i santi
morti che sono nei sepolcri. “Santi” erano chiamati i primi cristiani, coloro
che avevano aderito a Gesù. Ma, siccome aderire a Gesù vuol dire praticare
l’amore verso il prossimo, questo vale per ogni uomo e donna di ogni tempo,
anche per chi Gesù non l’ha mai conosciuto o per chi non ha creduto in Lui, ma ha
vissuto nell’amore. Ecco la gioiosa notizia: per coloro che hanno vissuto così
la loro vita, il regno degli inferi, cioè la morte, è solo del corpo. Essi
continuano la loro esistenza, con Gesù e come Gesù, in un altro modo. E dove si
trovano? Matteo non scrive “a Gerusalemme”, ma nella città santa, che
rappresenta la Gerusalemme celeste, la piena comunione con Dio. E’ così,
dunque, che dobbiamo vedere la morte, anche dei nostri cari, se nella vita
terrena hanno vissuto anche solo una briciola dell’amore del Signore. Essi non
sono scomparsi o mancati all’affetto dei loro cari come, purtroppo, continuo a
leggere negli annunci funebri, ma sono già risorti, sono vivi, trasformati
completamente in Dio, e sono qui con noi, insieme a Gesù a lodare e ringraziare
il Dio che chiama tutti a vivere per sempre, se però impariamo a risorgere già
adesso, cioè ad accogliere lo Spirito dell’amore che vince la morte e che Gesù
spira, soffia, nel momento supremo della sua morte.